The Violent and Authoritarian Drift of Society

Fakir Abderrahimi era un operaio, aveva dei problemi di salute mentale – come purtroppo succede a molte persone, soprattutto proletari, ma non solo. Il 20 luglio, durante una fase di elevata agitazione psicomotoria, sono intervenute le forze di polizia. Gli hanno legato i piedi e le mani dietro la schiena, faccia a terra. I sanitari a poca distanza guardavano inerti. Lui implorava aiuto. Poi è morto.
Così è stato ucciso.
Non è la prima volta. Soffermandoci solo sugli ultimi 20 anni e ai fatti di cronaca più noti:
Ci sono Federico Aldrovandi, 18 anni, a Ferrara il 25 settembre 2005, Michele Ferulli, 51 anni, a Milano, il 30
giugno 2011, Riccardo Magherini, 40 anni, a Firenze il 3 marzo 2014, sono tutti stati uccisi a seguito di violenta immobilizzazione a terra durante un fermo di polizia o carabinieri, come Fakir.
Poi abbiamo Giuseppe Casu a Cagliari nel 2006, Francesco Uva a Varese nel 2008, Francesco Mastrogiovanni a Vallo della Lucania nel 2009, Andrea Soldi a Torino nel 2015, tutti uccisi dopo lunga contenzione durante un TSO o in ospedale, a seguito di un fermo di polizia.
Ci sono anche Aldo Bianzino a Perugia nel 2007 e Stefano Cucchi a Roma nel 2009, uccisi di botte e morti in carcere poco dopo l’arresto;
Aggiungiamo anche Davide Bifolco, 17 anni, a Napoli nel 2014 e Ramy Elgaml, 19 anni, a Milano nel 2024, uccisi durante un inseguimento di polizia, al primo hanno sparato, il secondo è stato speronato.
Più recente l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso nel boschetto di Rogoredo, da un agente, poi rivelatosi coinvolto nei traffici di droga, nel gennaio 2026. “Curiosamente” nel tentativo di calunniarlo e infangarne la memoria, i reati e precedenti penali che i giornali hanno falsamente attribuito a Fakir sono quelli di Mansouri, è bastata una casuale assonanza tra nome e cognome per gettare addosso all’operaio le più torbide accuse.
Da questo elenco parziale salta agli occhi come, negli ultimi anni, le persone uccise durante un fermo di polizia tendono sempre più ad essere cittadini di origine immigrata; in ogni caso tutte le vittime sono proletari, non vi è nemmeno un borghese in mezzo.
Per leggere meglio il fenomeno inquadriamolo assieme ad altri due fatti di recente cronaca giudiziaria: il 14 luglio la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione, il gioielliere che il 28 aprile 2021 ha inseguito, sparandogli alle spalle,i tre ladri che gli avevano rapinato la gioielleria, uccidendone due e ferendone un terzo. Pochi giorni prima era stata condannata in primo grado a 18 anni, da scontare ai domiciliari, Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice di Viareggio che l’8 settembre 2024 ha ucciso, investendolo ripetutamente, l’uomo che l’aveva derubata della borsa.
Il 14 luglio è stato anche presentato il disegno del Nuovo DDL Sicurezza che prevede: il divieto di incontro tra persone che hanno partecipato ad atti violenti, la possibilità estesa di identificare e trattenere persone potenzialmente pericolose, il divieto di risarcire chi viene ferito mentre delinque, l’ampliamento della procedura accelerata per lo sgombero di edifici occupati, l’arresto in “flagranza differita” per i reati di danneggiamento.
Fin qui i fatti recenti. Cerchiamo ora di inquadrarli dal punto di vista di classe.
È importante che i comunisti sappiano far un buon inquadramento, nel triplice intento di mettere al centro la critica rivoluzionaria alla società, di respingere la propaganda reazionaria e di non cadere nelle illusioni social democratiche di un capitalismo dal volto umano. Alcuni spunti di riflessione.
- Lo Stato capitalista è caratterizzato dal monopolio organizzato della violenza da parte della classe dominante. La società borghese è intimamente violenta e la violenza attraversa tutti i suoi rapporti. I problemi sociali vengono affrontati innanzitutto con la violenza del manganello, del controllo di polizia e della repressione; i problemi economici e le crisi con la violenza dei salari bassi, dei licenziamenti, della precarietà e della disoccupazione; le crisi globale e le controversie internazionali vengono affrontate con la violenza delle guerre delle sanzioni, delle speculazioni e dei blocchi commerciali.
- La violenza è intrinseca al sistema e procede ad ondate, seguendo i cicli delle sue crisi e dei processi di ristrutturazione che ne seguono. Ad ogni ristrutturazione emergono, dal punto di vista padronale e del potere, nuovi ordini di problemi sociali che a loro volta devono essere in parte ammansiti e riportati nei controllabili ambiti della “dialettica democratica”, e a questo pensa la sinistra, in parte repressi ideologicamente, politicamente e materialmente, e a questo pensa la destra autoritaria e razzista e le forze di pubblica sicurezza. I decreti e i pacchetti sicurezza che si sono susseguiti in questi anni sono il riflesso di questo processo. Gli scontri che avvengono nell’alveo istituzionale del teatrino democratico riflettono diversi approcci, accumulati dai medesimi fini: quelli della difesa della proprietà privata di pochi e dei loro interessi in termini di profitti. Nel frattempo le relazioni sociali toccano punte via via più brutali e violente, come testimoniano – al netto dello scandalismo dei giornali – numerosi fatti di cronaca quotidiana. I livelli di violenza che la borghesia dominante esprime sono endemici nella loro crudezza e gli avvenimenti come quelli di Fakir ed altri dimostrano solo che verso il proletariato ci si muove con modalità proprie ad un territorio nemico.
- Viviamo un’epoca storica di crisi e guerra, che generano, nelle diverse realtà sociali, crescenti precarietà, miseria, disoccupazione, tagli alla spesa sociale, aumento degli affitti e dei costi della vita, etc. Questa condizione di emarginazione crescente di via via più ampie fette di popolazione richiederebbe massicci interventi sociali, edilizia popolare, maggiori servizi, ampliamento degli interventi sociali, casa, lavoro, sanità per tutti. Questo semplice programma non solo azzererebbe, o quasi, i problemi di delinquenza e sociali, ma renderebbe la vita migliore per tutti. Purtroppo tali interventi sono incompatibili con la società del profitto, così, a sinistra, chi li invoca senza mettere in discussione il capitalismo nel suo complesso, finisce per nascondere le contraddizioni del sistema, invece di agire su di esse per superarlo.
- La propaganda dell’estrema destra apertamente razzista si sta ormai affermando in maniera sempre più diffusa, vedi le nuove destre populiste alla Meloni, Salvini e Vannacci e l’AFD in Germania. Il loro orizzonte di riferimento è chiaro: Patria, criminalizzazione degli immigrati e dei poveri, uno stato sempre più violento e autoritario, detassazione e agevolazioni per i ricchi, salari da fame e precarietà per i proletari. Si tratta di una deriva da contrastare con forza. Il fascismo reazionario e autoritario è il nemico più aperto del proletariato perché lo divide, schiera locali contro immigrati, a tutto vantaggio del padronato e dei suoi interessi economici. E lo fa legittimando sempre più la violenza contro gli ultimi. Per questo gli imprenditori ricchi e violenti come Roggero e la Dal Pino diventano i nuovi eroi di questa destra reazionaria, capace però di attrarre a sé anche i favori di molti proletari confusi che finiscono per farsi ammaliare dai suoi slogan sognando, con essi, di poter migliorare le proprie condizioni di esistenza, o di difenderle dal degrado.
- Il modello spagnolo e la sinistra istituzionale e statalista non sono tuttavia un’alternativa, ma semplice parte del problema, la sinistra, per suo mandato costituzionale, fiacca la coscienza di classe, la lotta di classe, la rende debole e frammentata, la illude con obiettivi democratici, la dirotta lungo i binari della legalità democratica. È quando la classe è così sufficientemente indebolita che il boia autoritario può far calare la sua mannaia su di essa, senza temere risposte importanti. Lo vediamo in questi giorni, manca qualsiasi appello all’identità e alla forza della classe, i sindacati nazionali e di base continuano a frammentarsi in sciopericchi separati, ognuno perseguendo il proprio fine di bottega e indebolendo la classe nel suo complesso. Manca una visione consistente di classe, che faccia perno sull’anticapitalismo nel denunciare la deriva autoritaria e militarista del capitalismo contemporaneo.
- Gli immigrati sono parte integrante del nuovo proletariato. Come dicevamo nell’analisi delle banlieu francesi, non sei povero perché sei negro, sei negro perché sei povero. Ossia, se sei nero e ricco sei comunque un cittadino rispettabile e una persona perbene. I settori di classe maggiormente sotto attacco politico sono i giovani, gli immigrati (anche se cittadini italiani), i più poveri. Contro di essi si scagliano i cani da guardia del capitale, ricchi con la bava alla bocca (chissà come mai mi viene in mente l’immagine della nuovamente indagata per bancarotta e truffa Santanché).
- C’è chi continua a denunciare tutto questo, seppure in maniera parziale, anche dal punto di vista democratico, è un’opera utile, ma non sufficiente, perché non va alla radice delle cose.
- Come già sostenuto molte volte, ogni questione sovrastrutturale tra cui per l’appunto il tema della sicurezza e della giustizia non può prescindere dalla struttura economica, il capitalismo: la giustizia e la sicurezza in questo Stato borghese sono a beneficio di chi esercita il potere sulle classi oppresse, sui lavoratori, sui nullatenenti. Questi ultimi non devono cedere alla cagnara moralista che ogni volta si leva al fine di sopperire all’alienazione di chi, in questo sistema, è classe sfruttata. Chi crea le condizioni per il disagio è la classe dominante, la borghesia, che talune realtà neanche le vive di persona, che gli sono lontane anni luce, seduti nei loro divani, nei loro salotti a decidere le sorti del mondo e lo fanno per motivare la repressione e per dividere chi sta in basso, penultimi contro ultimi.
- Come Laboratorio internazionalista abbiamo sentito la necessità di creare un piccolo polo di raggruppamento che possa raccogliere chi, rispetto a questo problema come ad altri, sente la necessità di mettere al centro la natura di classe dei problemi della società, la prospettiva del loro superamento attraverso un movimento politico che se ne faccia carico, in chiave rivoluzionaria. I proletari, gli oppressi e i lavoratori tutti devono unirsi nella loro unica arma che hanno a disposizione, il partito rivoluzionario. Organizzarsi è necessariamente vitale. La strada è lunga, ma dobbiamo percorrerla insieme se vogliamo salvare la pelle.
The Violent and Authoritarian Drift of Society
Fakir Abderrahimi was a worker; he had mental health problems—as unfortunately happens to many people, especially proletarians, but not only. On July 20, during a phase of severe psychomotor agitation, police forces intervened. They tied his feet and hands behind his back, face to the ground. Healthcare personnel a short distance away watched passively. He begged for help. Then he died. That is how he was killed.
It is not the first time. Focusing only on the last 20 years and the most well-known news events:
There are Federico Aldrovandi, 18, in Ferrara on September 25, 2005; Michele Ferulli, 51, in Milan on June 30, 2011; Riccardo Magherini, 40, in Florence on March 3, 2014—they were all killed following violent prone restraint during a police or Carabinieri stop, just like Fakir.
Then we have Giuseppe Casu in Cagliari in 2006, Francesco Uva in Varese in 2008, Francesco Mastrogiovanni in Vallo della Lucania in 2009, Andrea Soldi in Turin in 2015, all killed after prolonged restraint during a TSO [mandatory psychiatric treatment] or in hospital, following a police stop.
There are also Aldo Bianzino in Perugia in 2007 and Stefano Cucchi in Rome in 2009, beaten to death and dying in prison shortly after arrest;
Let us also add Davide Bifolco, 17, in Naples in 2014, and Ramy Elgaml, 19, in Milan in 2024, killed during a police chase: the former was shot, the latter was rammed.
More recent is the murder of Abderrahim Mansouri, killed in the Rogoredo woods by an officer later revealed to be involved in drug trafficking, in January 2026. “Curiously,” in an attempt to slander him and soil his memory, the crimes and criminal record that the newspapers falsely attributed to Fakir are those of Mansouri; a coincidental similarity between name and surname was enough to heap the murkiest accusations upon the worker.
From this partial list, it is striking how, in recent years, people killed during a police stop tend increasingly to be citizens of immigrant background; in any case, all the victims are proletarians—there is not even a single bourgeois among them.
To better understand the phenomenon, let us frame it alongside two other recent judicial events: on July 14, the Court of Cassation confirmed the sentence of 14 years and 9 months’ imprisonment for Mario Roggero, the jeweler who on April 28, 2021, chased and shot in the back the three thieves who had robbed his jewelry store, killing two and wounding a third. A few days earlier, Cinzia Dal Pino, the businesswoman from Viareggio who on September 8, 2024, killed the man who had stolen her purse by repeatedly running him over, was sentenced at first instance to 18 years, to be served under house arrest.
On July 14, the draft of the new Security Bill (DDL Sicurezza) was also presented, which provides for: a ban on gatherings between people who have participated in violent acts, expanded power to identify and detain potentially dangerous individuals, a prohibition on compensating anyone injured while committing an offense, the expansion of the expedited procedure for evicting occupied buildings, and arrest in “deferred flagrante delicto” for crimes of property damage.
So much for recent facts. Let us now try to frame them from a class perspective.
It is important that communists know how to provide a proper analysis, with the threefold aim of centering the revolutionary critique of society, rejecting reactionary propaganda, and avoiding falling into social-democratic illusions of a capitalism with a human face. Here are a few points for reflection.
The capitalist State is characterized by the organized monopoly of violence by the ruling class. Bourgeois society is fundamentally violent, and violence runs through all of its relationships. Social problems are tackled primarily with the violence of the baton, police control, and repression; economic problems and crises with the violence of low wages, layoffs, precariousness, and unemployment; global crises and international disputes are tackled with the violence of wars, sanctions, speculation, and trade blockades.
Violence is intrinsic to the system and proceeds in waves, following the cycles of its crises and the subsequent restructuring processes. With every restructuring, new orders of social problems emerge from the perspective of employers and power, which in turn must be partly tamed and brought back within the controllable scope of “democratic dialectics”—and the left handles this—and partly suppressed ideologically, politically, and materially—and the authoritarian, racist right alongside public security forces handle this. The security decrees and packages that have followed one another in recent years are a reflection of this process. The clashes taking place within the institutional framework of the democratic theater reflect different approaches united by the same ends: the defense of private property belonging to a few and their interests in terms of profits. Meanwhile, social relations reach increasingly brutal and violent heights, as evidenced—net of newspaper sensationalism—by numerous daily news stories. The levels of violence expressed by the dominant bourgeoisie are endemic in their harshness, and events like those involving Fakir and others only demonstrate that operations against the proletariat are carried out in a manner fitting enemy territory.
We live in a historical era of crisis and war, which generate, across different social contexts, growing precariousness, poverty, unemployment, cuts to social spending, rising rents, and increases in the cost of living, etc. This condition of growing marginalization affecting ever wider segments of the population would require massive social interventions: public housing, expanded services, broader social welfare initiatives, housing, employment, and healthcare for all. This simple program would not only eliminate, or virtually eliminate, crime and social issues, but it would also make life better for everyone. Unfortunately, such interventions are incompatible with a profit-driven society; thus, on the left, those who demand them without challenging capitalism as a whole end up concealing the system’s contradictions instead of acting upon them to overcome it.
Openly racist far-right propaganda is now taking hold in an increasingly widespread manner—see the new populist right-wing figures like Meloni, Salvini, and Vannacci, and the AfD in Germany. Their reference frame is clear: Homeland, criminalization of immigrants and the poor, an increasingly violent and authoritarian state, tax breaks and benefits for the rich, starvation wages and precariousness for proletarians. This is a drift that must be forcefully opposed. Reactionary and authoritarian fascism is the most overt enemy of the proletariat because it divides it, pitting locals against immigrants, entirely to the benefit of the employers and their economic interests. And it does so by increasingly legitimizing violence against the least fortunate. This is why rich and violent business owners like Roggero and Dal Pino become the new heroes of this reactionary right—a right capable, however, of also attracting the favor of many confused proletarians who end up being charmed by its slogans, dreaming through them of improving their living conditions or defending them from decay.
The Spanish model and the institutional, statist left are not an alternative, however, but simply part of the problem. By its constitutional mandate, the left weakens class consciousness and class struggle, leaving it weak and fragmented, deluding it with democratic objectives, and diverting it along the tracks of democratic legality. It is when the class is thus sufficiently weakened that the authoritarian executioner can bring down his axe upon it without fearing major resistance. We see it these days: any appeal to class identity and strength is completely missing, while national and grassroots trade unions continue to fragment into petty separate strikes, each pursuing its own narrow shopkeeping interests and weakening the class as a whole. A coherent class vision is lacking—one that hinges on anti-capitalism in denouncing the authoritarian and militarist drift of contemporary capitalism.
Immigrants are an integral part of the new proletariat. As we said in our analysis of the French banlieues: you are not poor because you are Black; you are Black because you are poor. That is, if you are Black and rich, you are still a respectable citizen and a decent person. The sectors of the class under the greatest political attack are young people, immigrants (even if Italian citizens), and the poorest. Against them rail the watchdogs of capital, rich people with foam at their mouths (who knows why the image of Santanchè—under investigation once again for bankruptcy and fraud—comes to mind).
There are those who continue to denounce all of this, even if partially, from a democratic point of view as well; it is a useful endeavor, but not sufficient, because it does not go to the root of things.
As already stated many times, every superstructural issue—including precisely the topic of security and justice—cannot be separated from the economic structure, capitalism: justice and security in this bourgeois State exist for the benefit of those who exercise power over the oppressed classes, over the workers, over the propertyless. The latter must not yield to the moralistic clamor that rises every time to make up for the alienation of those who, in this system, belong to the exploited class. The ones creating the conditions for hardship are the ruling class, the bourgeoisie, who do not even experience some of these realities firsthand, being light years away from them, sitting on their couches, in their living rooms, deciding the fates of the world—and they do so to justify repression and to divide those at the bottom, setting the second-to-last against the last.
As Laboratorio internazionalista, we felt the need to create a small regroupment hub to bring together those who, regarding this problem as well as others, feel the need to center the class nature of society’s problems and the perspective of overcoming them through a political movement that takes charge of this in a revolutionary key. Proletarians, the oppressed, and all workers must unite around their single available weapon: the revolutionary party. Organizing is inherently vital. The road is long, but we must walk it together if we want to save our skins.
