Authoritarian Trends – ICE, Trump, and Authoritarian Democracy

Cronaca degli eventi
Nell’arco di 17 giorni – dal 7 al 24 gennaio – ci sono stati nella sola città di Minneapolis almeno 3 sparatorie ad opera degli agenti federali antimmigrazione, con due morti ed un ferito. Renee Nicole Macklin Good e Alex Pretti sono stati assassinati. Entrambi cittadini statunitensi. Entrambi mentre erano intenti a contrastare pacificamente le operazioni dell’ICE e a filmarne le brutalità. Per quanto la propaganda governativa abbia tentato di falsificare la verità, le immagini parlano da sole: omicidi a sangue freddo che raccontano una situazione sempre più autoritaria nella “patria della libertà e della democrazia” borghese.
Sono ormai settimane che assistiamo ad aggressioni, arresti e retate in pieno giorno ai danni di donne uomini e bambini accusati di essere “pericolosi clandestini”. Sono gli gli agenti delle agenzie federali: ICE United States Immigration and Customs Enforcement (in italiano Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti) e della CBP (United States Customs and Border Protection (dogana protezione dei confini degli S.U.). I filmati mostrano agenti che scendono dai Suv scuri col volto coperto, come usano fare i commando paramilitari dei paesi della cosiddetta periferia del capitale. Portano via chiunque sia sospettato, trascinano gente fuori casa in mutande, sotto la neve, a 25 gradi sotto lo zero (è il caso di Chong Ly Thao), trascinandoli fuori dalle auto mentre tornano a casa da una partita di baseball o dalla visita medica, con l’utilizzo di spray, granate stordenti e taser. Arrivano a ferire bambini e portatori di handicap, persino veterani di guerra, solo perché hanno la pelle scura. Arrestano persone con figli di 5 anni (è il caso del piccolo Liam Ramos), per non parlare dei maltrattamenti e della violazione dei diritti umani avvenuti nella prigione improvvisata di Minneapolis, Whipple Building, l’edificio di sette piani usato dall’Ice per imprigionare le vittime delle retate. Alcune testimonianze raccolte dal Minnesota Star Tribune e citate dal Manifesto affermano: “Una donna ha raccontato di essere rimasta ammanettata in bagno insieme a due uomini per giorni. A un certo punto, è stata rinchiusa insieme a loro un’altra donna insieme al figlio di sette mesi”. “Le celle sono sovrappopolate: fino a 100 persone in stanze che ne potrebbero contenere un terzo”. “Persone – hanno raccontato ancora i testimoni – che restano per giorni poco vestite, come nel momento in cui sono state arrestate, obbligate ad andare in bagno davanti a tutti, perseguitate dagli agenti perché firmino documenti di deportazione volontaria.”
L’amministrazione fa di tutto per colpire chi cerca di testimoniare i fatti, che sia giornalista – come i casi di Don Lemon (ex CNN) e della reporter Georgia Fort – o libero/a cittadino/a. La necessità del governo è quella di silenziare ogni voce che non sia allineata alla sua narrazione. Nonostante questo la quantità di denunce verso gli abusi e i crimini delle forze anti-immigrazione e di quelle di frontiera aumenta di giorno in giorno.
Ragioni politiche: tra tensione razziale e repressione sociale
Dal dicembre 2025 l’amministrazione Trump ha dato il via all’operazione Operation Metro Surge, definita dal Dipartimento federale della Sicurezza interna “la più grande operazione di controllo dell’immigrazione mai condotta”. Questa operazione si attesta nel solco del “Piano 2025”, prodotto dalla Heritage Foundation (Centro di elaborazione delle strategie Repubblicane dagli anni ’80), e della cosiddetta “dottrina Miller”, il cui ideologo Stephen Miller è il braccio destro di Trump, nonché, assieme a Steve Bannon, esponente dell’ala più radicale del movimento MAGA, quest’ultimo ex responsabile della prima campagna presidenziale di Trump. L’obiettivo dichiarato di tale politica securitaria e razzista è quello di espellere il maggior numero di immigrati possibile. É stato Miller a stabilire la quota di 3000 arresti giornalieri a fronte dei precedenti 170.000 annui (2024), così come sono da attribuire a lui “Gli arresti di immigrati clandestini durante le udienze di routine in tribunale, la loro detenzione in campi di concentramento e la loro espulsione dal paese, la spinta ad abolire la cittadinanza per nascita e la decisione di schierare truppe della Guardia Nazionale (e Marines) armati nelle strade di Los Angeles, Washington, Memphis, Portland e Chicago – tutte città governate dal partito democratico e in gran parte da sindaci afro-americani” (da Trasform Italia che riprende l’articolo del The Guardian). Tutto ciò nel tentativo di rendere invivibile la vita alla popolazione immigrata e costringerla all’auto-deportazione o ad una vita sempre più precaria, sotto il ricatto della deportazione, costringendola ad accettare condizioni di vita e lavoro ancora più miserabili delle attuali.
Sul fronte politico non si fa mistero di voler silenziare ogni forma di dissenso, facendo leva sulla paura e la minaccia di un fantomatico nemico interno. Criminalizzare ogni forma di dissenso restringendo o addirittura negando i diritti costituzionali, con una sistematica falsificazione dei fatti ed una tecnologica macchina del fango. Questo emerge anche dalle dichiarazioni di Trump di Settembre, quando ha incontrato 800 generali e ammiragli convocati da tutto il mondo (gli USA hanno circa 800 basi militari in 80 paesi) dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth a Quantico, in Virginia, per inculcare l’”ethos guerriero” in versione MAGA. Trump ha affermato che “mettere in ordine” le città (a guida democratica) degli Stati Uniti sarà “una parte importante per alcune delle persone presenti in questa stanza. Anche questa è una guerra. È una guerra dall’interno. Sono posti molto pericolosi e li risolveremo uno per uno.” E ha suggerito che le “città pericolose dovrebbero essere utilizzate ‘come campi di addestramento’ per l’esercito e la Guardia Nazionale. Una retorica surreale e inquietante, da guerra civile.” Chiosa l’articolo de Trasform Italia che riprende quello del The Guardian.
Il brodo culturale e politico del trumpismo: tra nazionalismo anti-modernista, darwinismo sociale e accelerazionismo tecnocratico.
La galassia dell’estrema destra americana da cui attinge idee e voti Trump è ampia e con non poche contraddizioni. Trump è costantemente in un equilibrio precario tra tradizione repubblicana e istinti suprematisti (che hanno messo in crisi la stessa Heritage Foundation), conservatorismo antimodernista piccolo borghese (il movimento MAGA) e visioni accelerazioniste (che vedono nel trionfo della tecnologia il superamento della democrazia e la nascita di una nuova società tecno-feudale governata da una elitè di tecnocrati, di cui Musk, Peter Thiel, Alex Karp ed altri della Silicon Valley si fanno interpreti), ma tutte tenute insieme dal razzismo di Stato. Le dichiarazioni di Pete Hegseth e di Miller ne sono esempi recenti, il consolidamento di una visione bigotta tipica dell’integralismo cattolico e patriarcale – dove l’emancipazione della donna viene vista come una minaccia alla famiglia tradizionale quale base sociale di una rinascita americana – e da un darwinismo sociale che smantella l’assistenza e l’inclusione sociale.
Ovviamente il contesto economico e sociale è quello che permette lo svilupparsi e l’attecchire di certe tendenze politiche. Il trumpismo è allo stesso tempo esigenza e prodotto della decadenza capitalista, nel continuo turbinio di spinte materiali oggettive e soluzioni politiche soggettive.
L’opposizione sociale agli abusi dell’ICE: scioperi, manifestazione e controllo dal basso
Molte sono state le proteste e le manifestazioni contro gli abusi dell’Ice, sia in Minnesota che in tanti altri Stati. Già nel corso dello scorso anno in molteplici città si sono verificate manifestazioni e scontri con le forze di polizia. In California varie città hanno visto manifestazioni e proteste prima dell’escalation di Los Angeles, dove per sedare le proteste vennero inviati 2000 militari della Guardia Nazionale e venne istituito il coprifuoco. Proteste e manifestazioni ci sono state a New York, Washington e Chicago, tra le altre. Il 30 gennaio di quest’anno c’è stato lo sciopero generale nazionale per denunciare il clima razzista ed autoritario al grido di “No lavoro, No scuola, No shopping”, “Di chi sono le strade? Sono le nostre!” Che ha visto sfilare decine di migliaia di persone tra Minnesota, New York, Los Angeles, San Francisco e Georgia.
Nel frattempo la popolazione ha iniziato a documentare le violenze e gli abusi delle agenzie anti-imigrazione, costruendo una rete di solidarietà e resistenza dal basso, come sistemi di monitoraggio ed avviso della presenza dell’Ice nei quartieri. Queste azioni di opposizione hanno costretto l’amministrazione Trump a fare retromarcia su alcune dichiarazioni e a licenziare il capo della BDP Bovino.
Alcuni compagni americani scrivo su Leftcom.org “La cosa più incoraggiante è che i lavoratori, soprattutto nei settori dell’istruzione e dell’ospitalità, spesso istituiscono comitati sul posto di lavoro in preparazione alle retate dell’ICE, sviluppando strategie per proteggere i lavoratori migranti o gli studenti e per combattere questi attacchi violenti. In questi casi, il terrore di Stato è stato contrastato dalla solidarietà di classe.”
Una breve storia dell’ICE
A seguito della Homeland Security Act del 2002 – diretta conseguenza delle politiche antiterrorismo varate dopo l’11 settembre – nel 2003 viene istituito il “Dipartimento per la Sicurezza Interna” (DHS) alle cui dipendenze ci sono tre nuove agenzie: USCIS (US Citizen and Immigration Service), ICE e la BDP.
“L’ICE divenne il principale organo investigativo del DHS e partecipa alle Joint Terrorism Task Force dell’FBI.” Fonte Wikipedia da “Who we are ice”
L’ICE è composta da due reparti: uno dedicato alle “Operazioni di Controllo e Allontanamento” (ERO), che è quello che sta invadendo le strade suscitando scalpore e rabbia, e un’altro dedito alle “Indagini sulla sicurezza interna” (HSI). Ha, inoltre, tre divisioni di supporto.
Negli anni ha visto crescere il suo peso e le sue operazioni anti-immigrazione, a cominciare dal governo Obama (2009-2015), sotto il cui mandato vennero arrestati ed espulsi ben 2,4 milioni di persone. Questo gli valse il soprannome di “espulsore capo” tanto per dire quanto le politiche anti-immmigrazione siano bipartisan. Anche Biden non fu da meno.
Dal 2008 al 2018 l’ICE è stata citata in giudizio molteplici volte per arresti illegittimi e, da quanto rilevato dal “Los Angeles Times”, ha ingiustamente arrestato dal 2012 al 2018 oltre 1400 persone, trattenendole per mesi o anni dentro i suoi centri di detenzione.
Con la prima presidenza Trump l‘impiego dell’Ice è aumentato.
Le politiche sull’immigrazione sono diventate più stringenti e punitive. Dalla sospensione del programma di accoglienza per rifugiati, poi reintrodotto su decisione di un tribunale federale (fonte NYT), ma con limitazioni. Alla pianificazione di arresti di famiglie prive di documenti e alla separazione dei figli dai genitori, nell’intento di incoraggiarne l’esodo. Nel 2017 cominciò la pressione sulle cosiddette “città santuario”, come Minneapolis – città che non collaborano all’accertamento dello status migratorio dei residenti – attraverso la minaccia di trasferirvi masse di irregolari arrestati al confine col Messico.
Per fare ciò vennero aumentate significante le risorse delle agenzie per l’immigrazione, tra le quali l’Ice. Tali politiche produssero un aumento del 40% degli arresti ai danni di irregolari mentre i fermi di persone senza documenti aumentò del 150%. Cominciò la caccia ai bambini e la loro separazione sistematica dalle famiglie. Alcuni di loro sono stati dati in affidamento ad altre famiglie, senza alcuna comunicazione ai genitori, anziché tentare il ricongiungimento familiare.
Denutrizione e violazione sistematica dei diritti fondamentali sono stati denunciati da alcuni detenuti.
L’amministrazione Trump ha messo in campo tutta una serie di misure per rendere ancora più difficoltosa la richiesta di asilo, attraverso l’interruzione dei servizi delle app per le richieste e l’innalzamento della cifra da pagare per poter fare richiesta.
A questo si aggiunge l’espulsione di immigrati legalmente arrivati con l’amministrazione precedente, l’innalzamento delle quote di arresti giornalieri e la rivalutazione delle cittadinanze precedentemente accordate, specialmente per alcune minoranze come quella somala, particolarmente presente in Minnesota (80 mila, fonte Adnkronos)
Trump ha fatto ricorso all’Alien Enemies Act (del 1798) per espellere gli immigrati irregolari senza un giusto processo. Gli ha fatto eco Miller sostenendo che l’Habeas corpus (che impedirebbe l’espulsione senza un giusto processo) è un privilegio che andrebbe sospeso per accelerare le espulsioni (fonte BBC).
Com’è cambiata l’ICE con Trump
Col secondo mandato di Trump, ed il decreto di bilancio 2025, l’Ice è diventata l’agenzia federale più finanziata della storia americana (fonte The associated press), più dell’FBI. Facendo passare i finanziamenti dai 10 miliardi del 2025 agli oltre 28 miliardi del 2026 e il bilancio potrebbe salire sino a 40 miliardi l’anno se dovessero passare una serie di provvedimenti già in discussione (fonte Il sole 24 ore). Inoltre ha assunto altri 12 mila agenti arrivando ad un totale di 22 mila (l’FBI ne ha ‘appena’ 13 mila). Ma la riforma dell’ICE non si ferma qui. Gli agenti veterani sono stati sostituiti da reclute inesperte, gli organi di controllo interno sono stati smantellati da parte del DHS – denuncia L’economist.
I criteri di arruolamento ed addestramento sono cambiati, abbassando l’età di accesso a 18 anni, riducendo l’addestramento in maniera drastica e concentrandosi esclusivamente su operazioni tattiche ed operative, ignorando la comprensione dell’Immigration and nationality act. Per gli agenti di polizia preposti a collaborare con l’ICE la formazione in presenza di 4 settimane è stata sostituita da un corso online di 40 ore(!).
Per non parlare della gestione delle piazze, nella quale gli agenti dell’immigrazione si sono dimostrati incapaci. Questo perché non addestrati alla gestione dell’ordine pubblico. Sono state utilizzate tecniche che la maggior parte delle forze di polizia reputa pericolose o controproducenti, se non addirittura vietate. Questo ha causato incidenti, feriti e 2 morti.
Tutto ciò condito da una campagna di arruolamento apertamente razzista e suprematista (utilizzando slogan e riferimenti chiari di quell’area politica), citazioni di esponenti del KKK, slogan e canzoni naziste pubblicate sui social media del dipartimento (poi cancellate) come se il DHS volesse assumere persone politicamente schierate – sostiene l’Economist.
Questa deriva autoritaria si concretizza, da un lato, con retate di massa che prendono di mira non solo immigrati ma chiunque si dimostri critico alle modalità dell’Ice, dall’altra, con l’accusa di sedizione e la criminalizzazione da parte del dipartimento, e della stessa casa bianca, verso chiunque finisca nelle mani dell’Ice o abbia una posizione critica nei suoi confronti.
Ice si sta trasformando di fatto in una milizia paramilitare che opera in maniera extragiudiziale, protetta da impunità garantita direttamente dalla presidenza, alimentando un clima di paura crescente tra la popolazione, all’insegna della logica del terrore di Stato, dove la paura di essere arrestati dalle forze federali diventa un ottimo deterrente per scoraggiare chiunque dal prendere posizione attiva contro i soprusi e le violenze, oggi. Contro l’inasprimento delle politiche anti-proletarie che sono all’orizzonte, domani.
Il ruolo della sorveglianza i-tech
Le aziende delle big tech non solo collaborano attivamente con esercito, forze di polizia, e agenzie federali – stipulando contratti multimilionari e realizzando applicazioni su misura come fornitori terzi – ma sono ormai pienamente integrate nei sistemi di difesa, ovvero svolgono in autonomia ciò che prima era demandato ad organismi di pianificazione e controllo statali.
Ad esempio, Palantir con la sue “18 tesi sulla difesa”, all’indomani della seconda vittoria di Trump, si è posta come agente della trasformazione in senso strategico della difesa statunitense, candidandosi ad assumere una funzione di indirizzo politico oltre che tecnologico. Tale spinta è il risultato della rincorsa alla supremazia tecnologico-militare sulla Cina e dalle pressioni degli azionisti di Palantir: prevalentemente capitali a rischio in cerca di alte remunerazioni. La questione della ‘sicurezza nazionale’ si modella attraverso una commistione di interessi militari, politici e finanziari, dove il legame tra supremazia tecnologico-militare, profitto e sorveglianza sociale diventa sempre più evidente.
Ma non c’è solo Palantir al servizio dell’Ice. Di seguito alcune big tech che collaborano con le agenzie federali ed i servizi che offrono:
- Palantir crea strumenti tecnologici su misura e sistemi operativi predittivi (il caso più eclatante);
- Meta, X, Tik tok, YouTube forniscono dati sugli utenti;
- Apple e Google hanno bloccato sui loro store le app di tracciamento degli agenti dell’ ice come ICEBlock;
- Meta fornisce materiale tecnologico (come i nuovi occhiali ray-ban by meta che registrano posizione, audio, foto, video e mandano tutto all’IA di Meta);
- Google, Adobe e Microsoft rendono disponibili applicazioni per la produzioni video (come Veo 3 di google e firefly di adobe) o strumenti per generare bozze di documenti (come Copilot Microsoft).
La società della sorveglianza, al suo massimo grado di sviluppo, si esprime con la capacità di gestire e mettere in relazione una mole di dati disparati gigantesca, attraverso l’impiego di algoritmi creati dall’Intelligenza Artificiale.
La raccolta di dati sensibili avviene attraverso diversi canali digitali come:
- Banche dati commerciali (lexis Nexis Accurint, Thomson, Reuters, CLEAR);
- Deep e dark web;
- Database pubblici (come ospedali e pubblica amministrazione);
- Piattaforme e Social media;
- Telecamere stradali pubbliche e private;
- Ricostruzione movimenti fisici attraverso i dati di geolocalizzazione raccolti da app com Locate X di Babel Street;
- Riconoscimento facciale, grazie a programmi come Clearview Ai che ha creato un database di miliardi di immagini pubblicamente reperibili;
- Aggregazione di dati e informazioni provenienti da 200 piattaforme social (attraverso piattaforme come SocialNet di ShadowDragon);
- Rubano informazioni attraverso provider Spyware come Grafite di Paragon.
Tutti questi dati vengono affidati ad aziende private e ad analisti contractor e poi vengono miscelate da applicazioni come Immigration Os di Palantir – l’evoluzione del precedente ICM (Investigative Case Management System).
“L’integrazione di questa tecnologia permette all’ICE di identificare soggetti e collegare dati biometrici a profili digitali e movimenti fisici, creando una rete di sorveglianza biometrica permanente.” (Agenda digitale)
Palantir inoltre offre alle agenzie federali altri programmi e software per l’elaborazione dei big data. Resta tuttavia parecchia foschia sui prodotti di Palantir realizzati per l’ICE, di cui nessuno dei protagonisti vuole parlare.
Palantir ha inoltre sviluppato un app in uso alle forze dell’ICE che si chiama ELITE (acronimo di Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement) operativo da giugno 2025 ma di pubblico dominio da pochissimi giorni. Il software – secondo quanto riportato dai media americani – aggrega e incrocia dati governativi (come Medicaid) con informazioni di natura commerciale, segnali GPS, cronologie di navigazione e dati provenienti dai lettori di targhe. Questi dati alimentano una “mappatura geospaziale” dinamica: anziché limitarsi a elenchi testuali, il software proietta i soggetti su una mappa digitale, permettendo agli agenti di circoscrivere aree specifiche e visualizzare la densità dei target in tempo reale. (Fonte, Repubblica)
L’uso massiccio dell’ Intelligenza Artificiale permette risposte in tempo reale ed indicazioni operative derivanti dall’utilizzo di algoritmi predittivi automatizzati, all’insegna di una logica produttivista incentrata sulla rapidità di esecuzione (all’insegna del motto “Just do it!“) anziché basato sull’accuratezza dei dati. Il rischio di errori e scelte sbagliate frutto di analisi e dati errati è altissimo così come il rischio abusi, violazione dei diritti e delle libertà fondamentali. Questo si rende possibile grazie alla mancanza di una regolamentazione, altamente contrastata dalle big tech col sostegno della Casa Bianca. Infatti c’è tutta un’area grigia giurisdizionale che permette alle agenzie federali di acquisire dati da broker privati, dati che non potrebbero ottenere per via giudiziaria (come denunciato da associazioni come ACLU associazione per i diritti civili e dalla Electronic Privacy Information Center, EPIC). Come denuncia l’agenda digitale: “C’è un’assenza di controllo indipendente e trasparente sulla catena decisionale e tecnologica che sorregge l’attività di sorveglianza.”
Lo sviluppo di questa macchina digitale di controllo permette di indagare anche su persone non coinvolte in pretesi reati inerenti l’immigrazione, ma comunque legati in qualche modo agli indagati (parenti, amici, colleghi). Si tratta della cosiddetta sorveglianza per prossimità che diventa sorveglianza preventiva, dove la prevenzione del rischio viene anteposta al principio di responsabilità. É facile capire come questa sorveglianza preventiva possa, a stretto giro, estendersi oltre la sfera dell’immigrazione e coinvolgere oppositori politici, movimenti sociali o lavoratori in lotta.
Sembra di assistere alla realizzazione di realtà distopiche raccontate dalla letteratura o dal cinema come, ad esempio, Minority Report (tratto da un racconto di Philip K. Dick da cui si ispira il film di Spielberg), in cui non si combatte più il crimine ma lo si anticipa, non l’accertamento ex post di atti illegali ma la predizione ipotetica generata da elaborazioni algoritmiche.
È così che “La sorveglianza non è più episodica né subordinata a indagini specifiche, bensì continua, algoritmica e orientata alla previsione dei comportamenti.” (Agenda digitale).
Il nuovo livello dell’autoritarismo è la dimensione digitale evoluta.
É così che il confine tra attività investigativa e sorveglianza generalizzata diventa sempre più labile, dove l’identità e la comunità digitale divengono fonte di profilazione e controllo sempre più pervasivi e sofisticati.
Conclusione: le ragioni dell’accelerazione alla ridefinizione autoritaria della democrazia borghese tra crisi economica, tensioni inter-imperialiste ed insofferenza sociale.
Emerge con estrema chiarezza come le tendenze autoritarie si basino su alcuni pilastri, in una sorta di discontinuità con le forme più liberali di democrazia, ma senza un apparente momento di rottura con l’ordinamento democratico: la propaganda, il controllo sociale tecnologico, la centralizzazione dei poteri e la repressione poliziesca.
In Italia stiamo assistendo alla stessa dinamica, forse anche peggio vedendo l’allineamento bipartisan, dove un fatto viene stravolto per renderlo la giustificazione necessaria ad un salto qualitativo nella gestione repressiva delle contraddizioni sociali. Tratteremo le vicende italiane in un prossimo articolo.
Quello che teniamo a sottolineare, e che emerge dai fatti, in America quanto nel Bel Paese, è che l’accelerazione dei processi autoritari di governance della metropoli capitalista non è dovuta ad un presunto ritorno del fascismo, ma bensì è funzionale – e pertanto sostenuta da tutte le forze politiche istituzionali – alla gestione del conflitto sociale nella tempesta della crisi di accumulazione del capitale e delle sue drammatiche ricadute sociali. Ricadute che si tramutano in ristrutturazioni industriali, attacco al welfare ed economia di guerra – internamente – e in politiche di rilancio bellico e di scontro inter-imperialistico per l’egemonia finanziaria, energetica e delle terre rare all’esterno.
Non a caso la politica internazionale statunitense sta martellando su questo: obbligare, attraverso i dazi, gli alleati a rifornirsi dallo Zio Sam (armi ed accordi energetici) o a condividere con lui le proprie ricchezze (Groenlandia e Canada); costruire un’area di governi amici in Sud America per poter obbligare i ‘bolivariani’ a cedere il loro petrolio; trovare qualsiasi modo per aumentare gli investimenti in America, al fine di supplire ad una crisi sempre più imminente, dovuta ad un debito non più gestibile e sempre più prossimo ad esplodere, con conseguenze devastanti per l’intera economia mondiale. Tale politica impone una ridefinizione dell’ordine internazionale e dei rapporti di potenza scaturiti dalla seconda guerra mondiale. Internamente ne corrisponde la centralizzazione del potere attraverso leggi e riforme; la falsificazione della verità attraverso il controllo dell’informazione; la deregolamentazione digitale ed la sua pervasività sociale come sorveglianza poliziesca; la militarizzazione dei territori e l’accusa di terrorismo interno verso qualsiasi opposizione.
Quelli elencati sono gli strumenti che l’autoritarismo capitalista si è dato per prevenire e prepararsi ad un conflitto mondiale esternamente, e attrezzarsi verso una possibile futura ripresa della conflittualità proletaria internamente. La logica di guerra e la sua inevitabile declinazione autoritaria infonde la società, che sia contro un nemico esterno per mantenere la propria supremazia internazionale (nel conflitto tra borghesie) o contro un nemico interno per difendere lo Stato (borghese).
Non è la “democrazia” ad essere a rischio, ma gli spazi di agibilità politica per la conflittualità sociale, la classe, e le sue avanguardie politiche. Perché la borghesia, di qualsiasi latitudine e specialmente quella statunitense, sa benissimo che il più grande pericolo alla sua esistenza è il comunismo.
Fonti
https://ilmanifesto.it/violati-i-diritti-umani-al-centro-di-detenzione-dellice-a-minneapolis
https://www.wired.it/article/stati-uniti-tecno-ditattura-donald-trump-silicon-valley/
https://ilmanifesto.it/rage-against-the-donald-e-sciopero-generale-anti-ice
https://it.wikipedia.org/wiki/United_States_Immigration_and_Customs_Enforcement
https://ilmanifesto.it/palantir-tecnologie-veggenti-per-la-grande-deportazione
https://www.wired.it/article/trump-migranti-sistema-operativo-sorveglianza-palantir/
https://www.infoaut.org/approfondimenti/palantir-comincia-la-guerra-civile-nella-difesa-americana
https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/01/27/news/ice_usa_palantir_app_anti_immigrati-425121489/
Authoritarian Trends – ICE, Trump, and Authoritarian Democracy
Authoritarian Trends – ICE, Trump, and Authoritarian Democracy
Chronicle of Events
Over a span of 17 days—from January 7 to January 24—there were at least three shootings carried out by federal anti-immigration agents in the city of Minneapolis alone, resulting in two deaths and one injury. Renee Nicole Macklin Goodand Alex Pretti were killed. Both were U.S. citizens. Both were peacefully attempting to oppose ICE operations and to film their brutalities. However much government propaganda has tried to falsify the truth, the images speak for themselves: cold-blooded killings that depict an increasingly authoritarian situation in the “homeland of freedom and bourgeois democracy.”
For weeks now we have witnessed assaults, arrests, and daytime raids targeting women, men, and children accused of being “dangerous illegal immigrants.” These are agents of federal agencies: ICE (United States Immigration and Customs Enforcement) and CBP (United States Customs and Border Protection). The footage shows agents emerging from dark SUVs with their faces covered, as paramilitary commandos typically do in countries on the so-called periphery of capital. They take away anyone deemed suspicious, drag people out of their homes in their underwear, into the snow, at 25 degrees below zero (as in the case of Chong Ly Thao), pull them out of cars as they return home from a baseball game or a medical appointment, using pepper spray, stun grenades, and tasers. They injure children and people with disabilities, even war veterans, simply because they have dark skin. They arrest people with five-year-old children (as in the case of little Liam Ramos), not to mention the abuse and human-rights violations that took place in the improvised prison in Minneapolis, the Whipple Building, the seven-story building used by ICE to imprison the victims of the raids.
Some testimonies collected by the Minnesota Star Tribune and cited by il Manifesto state: “A woman said she remained handcuffed in a bathroom with two men for days. At one point, another woman was locked in with them together with her seven-month-old son.” “The cells are overcrowded: up to 100 people in rooms that could hold a third of that.” “People,” the witnesses further reported, “who remain for days scarcely clothed, as they were at the moment of arrest, forced to use the bathroom in front of everyone, harassed by agents to sign voluntary deportation papers.”
The administration is doing everything it can to target those who try to document the facts, whether journalists—such as Don Lemon (former CNN) and reporter Georgia Fort—or ordinary citizens. The government’s need is to silence every voice not aligned with its narrative. Despite this, the number of complaints about abuses and crimes by anti-immigration and border forces grows day by day.
Political Reasons: Between Racial Tension and Social Repression
Since December 2025, the Trump administration has launched Operation Metro Surge, described by the federal Department of Homeland Security as “the largest immigration enforcement operation ever conducted.” This operation fits squarely within the framework of “Project 2025,” produced by the Heritage Foundation (a Republican strategy think tank since the 1980s), and the so-called “Miller doctrine,” whose ideologue Stephen Miller is Trump’s right-hand man and, together with Steve Bannon, a representative of the most radical wing of the MAGA movement and former manager of Trump’s first presidential campaign.
The declared objective of this security-driven and racist policy is to expel as many immigrants as possible. It was Miller who set the quota of 3,000 arrests per day, compared with the previous 170,000 per year (2024). He is also responsible for “the arrests of undocumented immigrants during routine court hearings, their detention in concentration camps and their expulsion from the country, the push to abolish birthright citizenship, and the decision to deploy armed National Guard troops (and Marines) in the streets of Los Angeles, Washington, Memphis, Portland, and Chicago—all cities governed by the Democratic Party and largely by African-American mayors” (from Trasform Italia, citing The Guardian). All this aims to make life unlivable for the immigrant population and force them into self-deportation or an increasingly precarious existence under the blackmail of deportation, compelling them to accept living and working conditions even more miserable than the current ones.
On the political front, there is no attempt to hide the intention to silence every form of dissent by exploiting fear and the threat of a supposed internal enemy—criminalizing all dissent by restricting or even denying constitutional rights, through systematic falsification of facts and a technologically driven smear machine. This also emerges from Trump’s statements in September, when he met 800 generals and admirals summoned from around the world (the U.S. has about 800 military bases in 80 countries) by Secretary of War Pete Hegseth at Quantico, Virginia, to instill a MAGA-style “warrior ethos.” Trump stated that “cleaning up” U.S. cities (run by Democrats) would be “an important part for some of the people in this room. This too is a war. It’s a war from within. These are very dangerous places and we will fix them one by one.” He also suggested that “dangerous cities” should be used “as training camps” for the army and the National Guard. A surreal and disturbing rhetoric, bordering on civil war, concludes the Trasform Italia article citing The Guardian.
The Cultural and Political Broth of Trumpism: Between Anti-Modernist Nationalism, Social Darwinism, and Technocratic Accelerationism
The galaxy of the American far right from which Trump draws ideas and votes is vast and riddled with contradictions. Trump constantly balances precariously between Republican tradition and supremacist instincts (which have put even the Heritage Foundation into crisis), petty-bourgeois anti-modernist conservatism (the MAGA movement), and accelerationist visions (which see the triumph of technology as the overcoming of democracy and the birth of a new techno-feudal society governed by a technocratic elite—interpreted by figures such as Musk, Peter Thiel, Alex Karp, and others in Silicon Valley). All of this is held together by state racism. The recent statements by Hegseth and Miller exemplify this, consolidating a bigoted worldview typical of Catholic and patriarchal integralism—where women’s emancipation is seen as a threat to the traditional family as the social base of an American rebirth—and a social Darwinism that dismantles welfare and social inclusion.
Obviously, the economic and social context enables the development and entrenchment of such political tendencies. Trumpism is both a need and a product of capitalist decay, in a continuous vortex of objective material pressures and subjective political solutions.
Social Opposition to ICE Abuses: Strikes, Demonstrations, and Grassroots Oversight
There have been many protests and demonstrations against ICE abuses, both in Minnesota and across many other states. Already over the past year, numerous cities have seen demonstrations and clashes with police forces. In California, several cities experienced protests even before the escalation in Los Angeles, where 2,000 National Guard troops were deployed to quell demonstrations and a curfew was imposed. Protests and demonstrations took place in New York, Washington, and Chicago, among others. On January 30 of this year, a national general strike was held to denounce the racist and authoritarian climate, under the slogans “No work, No school, No shopping” and “Whose streets? Our streets!” Tens of thousands marched across Minnesota, New York, Los Angeles, San Francisco, and Georgia.
Meanwhile, the population has begun documenting the violence and abuses of anti-immigration agencies, building a network of solidarity and grassroots resistance, such as neighborhood monitoring and alert systems for ICE presence. These opposition actions have forced the Trump administration to walk back some statements and to dismiss the head of the BDP, Bovino.
Some American comrades write on Leftcom.org: “The most encouraging thing is that workers—especially in education and hospitality—often establish workplace committees in preparation for ICE raids, developing strategies to protect migrant workers or students and to fight these violent attacks. In these cases, state terror has been countered by class solidarity.”
A Brief History of ICE
Following the Homeland Security Act of 2002—a direct consequence of the anti-terrorism policies adopted after September 11—in 2003 the Department of Homeland Security (DHS) was established, under which three new agencies were created: USCIS (U.S. Citizenship and Immigration Services), ICE, and the BDP.
“ICE became the primary investigative arm of the DHS and participates in the FBI’s Joint Terrorism Task Forces.” (Source: Wikipedia, “Who We Are – ICE”).
ICE is composed of two branches: one dedicated to “Enforcement and Removal Operations” (ERO), which is the unit now flooding the streets and provoking outrage, and another devoted to “Homeland Security Investigations” (HSI). It also has three support divisions.
Over the years, its weight and anti-immigration operations have grown, beginning with the Obama administration (2009–2015), during which 2.4 million people were arrested and deported—earning Obama the nickname “deporter-in-chief,” underscoring how anti-immigration policies are bipartisan. Biden was no exception.
From 2008 to 2018, ICE was sued multiple times for unlawful arrests and, according to the Los Angeles Times, wrongfully arrested more than 1,400 people between 2012 and 2018, detaining them for months or years in its detention centers.
With Trump’s first presidency, ICE’s deployment increased. Immigration policies became stricter and more punitive—from suspending the refugee resettlement program (later reinstated by a federal court decision, source: NYT, but with limitations), to planning the arrest of undocumented families and the separation of children from their parents to encourage their departure. In 2017, pressure began on so-called “sanctuary cities,” such as Minneapolis—cities that do not cooperate in verifying residents’ immigration status—through threats to transfer large numbers of undocumented people arrested at the Mexican border.
To achieve this, funding for immigration agencies, including ICE, was significantly increased. These policies resulted in a 40% increase in arrests of undocumented immigrants, while detentions of people without documents rose by 150%. The hunt for children began, along with their systematic separation from families. Some were placed with other families without any communication to their parents, rather than attempting family reunification.
Malnutrition and systematic violations of fundamental rights were reported by some detainees.
The Trump administration implemented a series of measures to make asylum applications even more difficult, by shutting down app-based services for requests and raising application fees. This was compounded by the expulsion of immigrants who had legally arrived under the previous administration, the increase in daily arrest quotas, and the reassessment of previously granted citizenships—especially for certain minorities such as the Somali community, particularly present in Minnesota (80,000 people; source: Adnkronos).
Trump invoked the Alien Enemies Act of 1798 to expel undocumented immigrants without due process. Miller echoed this by arguing that habeas corpus—which would prevent deportation without due process—is a privilege that should be suspended to speed up expulsions (source: BBC).
How ICE Has Changed Under Trump
With Trump’s second term and the 2025 budget decree, ICE has become the most heavily funded federal agency in U.S. history (source: Associated Press), surpassing the FBI. Funding rose from $10 billion in 2025 to over $28 billion in 2026, and could reach $170 billion over four years if the budget law passes (source: Il Sole 24 Ore). ICE also hired 12,000 additional agents, reaching a total of 22,000 (the FBI has “only” 13,000). But ICE’s reform does not stop there. Veteran agents were replaced by inexperienced recruits, and internal oversight bodies were dismantled by the DHS—reports The Economist.
Recruitment and training criteria changed: the minimum age was lowered to 18, training was drastically reduced, and the focus shifted exclusively to tactical and operational activities, ignoring comprehension of the Immigration and Nationality Act. For police officers assigned to cooperate with ICE, four weeks of in-person training were replaced by a 40-hour online course (!).
Not to mention crowd management, in which immigration agents have proven incapable due to lack of public-order training. Techniques considered dangerous or counterproductive—if not outright banned—by most police forces were used, resulting in incidents, injuries, and two deaths.
All this was accompanied by an openly racist and supremacist recruitment campaign (using slogans and clear references from that political area), including quotes from KKK figures and Nazi slogans and songs posted on the department’s social media (later deleted), as if the DHS sought to hire politically aligned individuals—according to The Economist.
This authoritarian drift materializes, on the one hand, through mass raids targeting not only immigrants but anyone critical of ICE’s methods; on the other, through accusations of sedition and criminalization by the department and the White House against anyone who falls into ICE’s hands or criticizes it.
ICE is effectively transforming into a paramilitary militia operating extrajudicially, protected by impunity guaranteed directly by the presidency, fostering a growing climate of fear among the population—under the logic of state terror—where fear of federal arrest becomes an effective deterrent against taking an active stand against abuses and violence today, and against the tightening of anti-proletarian policies looming tomorrow.
The Role of High-Tech Surveillance
Big Tech companies not only actively collaborate with the military, police forces, and federal agencies—signing multimillion-dollar contracts and developing custom applications as third-party providers—but are now fully integrated into defense systems, autonomously performing functions once assigned to state planning and oversight bodies.
For example, Palantir, with its “18 Theses on Defense,” in the wake of Trump’s second victory, positioned itself as an agent of strategic transformation of U.S. defense, seeking to assume a role of political as well as technological direction. This push results from the race for techno-military supremacy over China and pressure from Palantir’s shareholders—mainly venture capital seeking high returns. The issue of “national security” is shaped through a fusion of military, political, and financial interests, where the link between techno-military supremacy, profit, and social surveillance becomes increasingly evident.
But Palantir is not alone in serving ICE. Below are some Big Tech firms collaborating with federal agencies and the services they provide:
- Palantir builds custom technological tools and predictive operating systems (the most striking case);
- Meta, X, TikTok, YouTube provide user data;
- Apple and Google have blocked ICE-tracking apps such as ICEBlock from their stores;
- Meta provides technological equipment (such as the new Ray-Ban Meta smart glasses that record location, audio, photos, and video and send everything to Meta’s AI);
- Google, Adobe, and Microsoft provide video-production applications (such as Google’s Veo 3 and Adobe’s Firefly) or tools to generate document drafts (such as Microsoft Copilot).
The surveillance society, at its highest stage of development, is expressed in the ability to manage and correlate enormous volumes of disparate data through algorithms created by artificial intelligence.
Sensitive data collection occurs through various digital channels, including:
- Commercial databases (LexisNexis Accurint, Thomson Reuters, CLEAR);
- The deep and dark web;
- Public databases (such as hospitals and public administration);
- Platforms and social media;
- Public and private street cameras;
- Reconstruction of physical movements via geolocation data collected by apps like Locate X by Babel Street;
- Facial recognition through programs like Clearview AI, which has created a database of billions of publicly available images;
- Aggregation of data from 200 social platforms (via platforms like SocialNet by ShadowDragon);
- Theft of information via spyware providers such as Graphite by Paragon.
All these data are entrusted to private companies and contractor analysts, then combined by applications like Palantir’s Immigration OS—the evolution of the previous ICM (Investigative Case Management System).
“The integration of this technology allows ICE to identify individuals and link biometric data to digital profiles and physical movements, creating a permanent biometric surveillance network.” (Agenda Digitale).
Palantir also offers federal agencies other big-data processing programs and software. However, there remains significant opacity around Palantir’s products built for ICE, which none of the involved parties wish to discuss.
Palantir has also developed an app used by ICE forces called ELITE (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement), operational since June 2025 but publicly known only in recent days. According to U.S. media, the software aggregates and cross-references government data (such as Medicaid) with commercial information, GPS signals, browsing histories, and license-plate reader data. These data feed a dynamic “geospatial mapping”: instead of text lists, subjects are projected onto a digital map, allowing agents to delineate specific areas and visualize target density in real time (source: La Repubblica).
The massive use of artificial intelligence enables real-time responses and operational guidance derived from automated predictive algorithms, following a productivist logic centered on speed of execution (“Just do it!”) rather than data accuracy. The risk of errors and misguided decisions based on faulty analyses and data is extremely high, as is the risk of abuse and violations of fundamental rights and freedoms. This is made possible by the lack of regulation—strongly opposed by Big Tech with White House support. There exists a broad legal gray area that allows federal agencies to acquire data from private brokers that they could not obtain through judicial means (as denounced by organizations such as the ACLU and the Electronic Privacy Information Center (EPIC)). As Agenda Digitale notes: “There is an absence of independent and transparent oversight over the decision-making and technological chain underpinning surveillance activity.”
The development of this digital control machine enables investigations of people not involved in alleged immigration-related crimes but somehow connected to those under scrutiny (relatives, friends, colleagues). This so-called proximity surveillance becomes preventive surveillance, where risk prevention is prioritized over the principle of responsibility. It is easy to see how such preventive surveillance could soon extend beyond immigration to involve political opponents, social movements, or workers in struggle.
It feels like witnessing the realization of dystopian realities portrayed in literature or cinema, such as Minority Report(based on a story by Philip K. Dick, inspiring Spielberg’s film), where crime is no longer fought but anticipated—not ex post verification of illegal acts, but hypothetical prediction generated by algorithmic processing.
Thus, “Surveillance is no longer episodic nor subordinate to specific investigations, but continuous, algorithmic, and oriented toward predicting behavior.” (Agenda Digitale).
The new level of authoritarianism is the advanced digital dimension. The boundary between investigative activity and generalized surveillance becomes increasingly blurred, with digital identity and community becoming sources of ever more pervasive and sophisticated profiling and control.
Conclusion: The Reasons Behind the Acceleration Toward an Authoritarian Redefinition of Bourgeois Democracy Amid Economic Crisis, Inter-Imperialist Tensions, and Social Unrest
It emerges with great clarity that authoritarian tendencies rest on several pillars, marking a kind of discontinuity with more liberal forms of democracy, yet without an apparent rupture with the democratic order: propaganda, technological social control, centralization of power, and police repression.
In Italy we are witnessing the same dynamic—perhaps even worse given bipartisan alignment—where a fact is distorted to provide the necessary justification for a qualitative leap in the repressive management of social contradictions. We will address Italian developments in a future article.
What we wish to emphasize, and what the facts reveal—both in America and in Italy—is that the acceleration of authoritarian governance processes in the capitalist metropolis is not due to a supposed return of fascism, but is instead functional—and therefore supported by all institutional political forces—to managing social conflict amid the storm of capital’s accumulation crisis and its dramatic social repercussions. These repercussions translate into industrial restructuring, attacks on welfare, and a war economy domestically, alongside renewed militarization and inter-imperialist conflict abroad over financial, energy, and rare-earth hegemony.
It is no coincidence that U.S. international policy relentlessly pushes this agenda: forcing allies through tariffs to purchase from Uncle Sam (arms and energy deals) or to share their wealth (Greenland and Canada); building a bloc of friendly governments in South America to compel “Bolivarians” to surrender their oil; finding any way to increase investment in America to offset an increasingly imminent crisis driven by unmanageable debt, close to exploding with devastating consequences for the global economy. Such a policy necessitates redefining the international order and power relations established after World War II. Domestically, this corresponds to centralization of power through laws and reforms; falsification of truth through information control; digital deregulation and its social pervasiveness as police surveillance; militarization of territories; and accusations of internal terrorism against any opposition.
These are the tools that capitalist authoritarianism has adopted to prevent and prepare for an external world conflict and to equip itself for a possible future resurgence of internal proletarian conflict. The logic of war and its inevitable authoritarian expression permeate society—whether against an external enemy to maintain international supremacy (in conflict among bourgeoisies) or against an internal enemy to defend the (bourgeois) state.
It is not “democracy” that is at risk, but the spaces of political agency for social conflict, the class, and its political vanguards. Because the bourgeoisie—of any latitude, and especially the American bourgeoisie—knows very well that the greatest danger to its existence is communism.
