A fuoco i proletari, largo ai B&B e ai palazzinari!


Sull’ultimo incendio a Roma dell’11 novembre 2025. 

L’incendio di Via Tallone, a Roma, si è verificato in uno stabile occupato, con condizioni abitative precarie, ha gravemente ferito un uomo e messo in pericolo la vita di decine di senzatetto che vi trovavano rifugio di fortuna. Non può essere interpretato come un caso fortuito o circoscritto. È invece la conseguenza di una gestione della città in cui l’abitare è sempre più in mano ai grandi capitali e ai palazzinari, mentre per molti l’accesso a una casa sicura e dignitosa diventa un miraggio.

Da un lato c’è la Roma del lusso sfrenato, degli appartamenti da investimento, del mattone visto come merce più che come bene sociale. Dall’altro c’è chi non può permettersi altro che rifugi improvvisati, occupazioni di edifici dismessi o alloggi in condizioni fatiscenti, costretto a vivere nell’incertezza, con il rischio concreto di eventi drammatici come quello di Via Tallone. 

Roma oggi è questa: benestanti che accumulano proprietà da un lato, vulnerabili obbligati a un’esistenza al margine dall’altro.

Questo squilibrio è una logica strutturale. Le politiche abitative per lo più assenti, inefficienti o comunque impotenti di fronte ai meccanismi speculativi, permettono che gli immobili vengano trasformati in rendita finanziaria. Nel frattempo, per chi sta ai margini, il “diritto alla casa” si trasforma in pura precarietà. 

Mentre Roma si è riempita di B&B, le varie consorterie governative discutono e si scontrano sulla tassazione dei gruppi che hanno in mano questo affare, ma cercando di tutelare gli introiti della piccola-borghesia proprietaria sugli affitti turistici o brevi. Ma nel frattempo la crisi abitativa marcia di pari passo con l’approfondirsi della povertà assoluta, anzi, ne è un ulteriore elemento visto che mediamente circa il 60% del reddito proletario è destinato alle spese per la casa.

Quartiere per quartiere si solleva strumentalmente il problema del “degrado” (ultima in ordine di tempo Tor Pignattara) come problema di ordine pubblico, si tratta in realtà di un grimaldello per mirare più in alto, alle espropriazioni forzate verso gli attuali residenti per aprire la strada a “riqualificazioni turistiche”  del tessuto urbano, a fini di profitto. 

Contestualmente si accelerano, per mano di legge, i termini per gli sfratti esecutivi con nuovi dispositivi fatti su misura. In apparenza ad uso e consumo della pletora dei piccoli proprietari votanti che si sentono tutelati nel loro diritto alla proprietà, di fatto a pieno vantaggio dei grandi gruppi (vedi Bologna dove il processo di sfratto/riconversione in B&B avanza serrato per mano anche di grandi società) che ne intascano immediatamente i vantaggi. 

Mentre a Via Tallone a Tor Cervara si rischia di morire per il degrado abitativo imposto, ad alcuni chilometri di distanza, in Via di Val Seriana a Montesacro uno stabile viene lasciato appositamente vuoto nonostante la oramai cronica e strutturale “emergenza casa”. La palazzina è stata svuotata degli inquilini, in barba alle stesse garanzie dettate dalla legge sull’edilizia pubblica, per metterla sul mercato speculativo dell’edilizia privata. Via Tallone e Via di Val Seriana due facce della stessa medaglia. 

L’incendio di Via Tallone non è quindi solo un evento: è il risultato e l’emblema di una catena di cause che va dal mancato investimento pubblico nell’edilizia sociale, alla pressione del mercato immobiliare, al business speculativo degli affitti brevi (B&B), fino all’abbandono delle persone costrette a vivere in spazi malsani e marginali.

Quando uno stabile in occupazione si trasforma in una potenziale trappola, come accade spesso, non è solo un problema per chi ci vive, ma per l’intera città: l’abitare instabile alimenta vulnerabilità, marginalità, rischi per la salute e la sicurezza. Chi paga il prezzo più alto è sempre chi ha meno.

Occorre dunque guardare oltre il singolo incendio. Bisogna spezzare l’egemonia dei palazzinari, lottare affinché l’edilizia pubblica e sociale garantisca un accesso dignitoso alla casa, ma senza illudersi che questa lotta non debba inserirsi in quella più importante che è il cambio radicale della società ovvero il superamento del capitalismo e l’instaurazione del comunismo.

Così si possono prevenire le tragedie e fermare la dualità romana che vede da una parte la città “da copertina” dedita al profitto magnaccione di chi campa di rendita e dall’altra l’altra una Roma, invisibile, che sopravvive tra stenti, discriminazioni e miseria.

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